26 Aprile 2012

Strelitzia Augusta: cura, coltivazione e potatura

Ci sono piante che riempiono un giardino e piante che lo disegnano. La Strelitzia Augusta appartiene alla seconda categoria: foglie lunghe fino a due metri, portamento eretto, un profilo che costruisce spazio invece di limitarsi a occuparlo. Noi di Vivai Cantatore la coltiviamo da anni a Ruvo di Puglia, e in questa guida abbiamo messo tutto quello che serve sapere per farla stare bene.

Un nome che racconta due piante

Partiamo da una cosa che quasi nessuno vi dirà, ma che spiega molte confusioni.

Strelitzia Augusta è il nome con cui questa pianta viaggia da sempre nel vivaismo, ed è il nome con cui la cercate voi. Sul piano botanico, però, è un nome antico: corrisponde alla Strelitzia alba, descritta alla fine del Settecento su piante raccolte lungo la costa sudafricana.

C'è di più, ed è la parte interessante. La pianta che circola in Italia con l'etichetta "augusta" è quasi sempre, in realtà, la Strelitzia nicolai. La confusione nasce da lontano: per decenni le due sono state considerate parenti strettissime, quasi due facce della stessa specie, e i nomi si sono sovrapposti nel commercio. Aggiungete che la alba autentica cresce spontanea solo in una fascia costiera minuscola del Sudafrica ed è rarissima in coltivazione, mentre la nicolai è vigorosa e diffusa, e capite perché il mercato si sia assestato così.

Come si distinguono? Solo dal fiore, e solo a pianta matura: la alba ha un'infiorescenza semplice con fiori interamente bianchi, la nicolai un'infiorescenza composta, con più brattee sovrapposte, sepali bianchi e petali blu-viola. Prima della fioritura, a occhio, sono la stessa cosa.

Nella pratica di tutti i giorni parliamo quindi della strelitzia gigante, quella che troverete davvero in vivaio.

E le altre strelitzie?

Le due che vi capiterà di incontrare accanto a questa sono molto diverse:

  • La Strelitzia reginae è la classica "uccello del paradiso": erbacea, senza fusto, circa un metro e mezzo, con il fiore arancione e blu che tutti conoscono.
  • La Strelitzia juncea è la più particolare, con foglie ridotte a steli aghiformi e un aspetto quasi grafico.

La Strelitzia Augusta è l'unica delle tre che costruisce un fusto legnoso vero e raggiunge dimensioni da albero.

Da dove viene e come si comporta da noi

La Strelitzia Augusta è originaria della fascia costiera del Sudafrica orientale e arriva fino a Mozambico e Zimbabwe, dove cresce sulle dune e ai margini delle foreste sempreverdi. Questo spiega quasi tutto il suo carattere: è una pianta di costa, abituata a sole pieno, terreni che drenano in fretta, aria salmastra e siccità estiva.

Quanto al clima italiano, la prova più convincente non arriva dai manuali ma dai fatti: nella Sicilia nord-occidentale la strelitzia gigante non si limita a sopravvivere, ma fiorisce, produce semi fertili e si dissemina da sola, con piante giovani nate spontaneamente a decine di metri da quelle madri.

E in Puglia? Qui va detta la verità, perché è il consiglio che vale più di ogni altro. Il fattore che decide non è la latitudine, è la quota:

  • Palermo, dove la pianta si naturalizza da sola: praticamente zero giorni di gelo l'anno.
  • Bari e la fascia costiera: circa 4 giorni di gelo l'anno.
  • La Murgia interna, sopra i 300 metri: circa 28 giorni di gelo l'anno, con minime storiche vicine ai -10 °C.

Tra la costa barese e l'altopiano murgiano ci sono sessanta chilometri, trecento metri di dislivello e una differenza di sette volte nei giorni di gelo. Noi lavoriamo a Ruvo di Puglia, proprio sul bordo di questo confine, e sui nostri 120.000 metri quadrati di coltivazione diretta lo vediamo ogni inverno: la stessa pianta si comporta in due modi opposti a seconda di dove la mettete.

La regola pratica: sulla costa, in posizione riparata e ben drenata, la potete tenere in piena terra. Nell'entroterra e sulla Murgia, coltivatela in vaso e ricoveratela d'inverno, oppure mettetela a dimora sapendo che servirà una protezione seria ogni anno.

Le tre soglie del freddo

Su questa pianta girano numeri contraddittori. Il motivo è che si misurano tre cose diverse, e conviene tenerle separate:

  • Sotto i 10-13 °C la pianta smette semplicemente di crescere. Non muore, si ferma.
  • Intorno allo zero iniziano i danni al fogliame: macchie, bruciature, foglie perse.
  • La temperatura letale non è documentata in modo affidabile da alcuna fonte seria: diffidate di chi ve la dà per certa. Quello che sappiamo è che una gelata prolungata la compromette.

Per proteggerla funzionano un telo di tessuto non tessuto da 30 g/m² (vale circa 5 °C di margine), una pacciamatura di 5-10 centimetri alla base — mai ammassata contro il fusto, o si creano marciumi al colletto — e soprattutto la posizione: un muro esposto a sud restituisce di notte il calore accumulato di giorno. Evitate invece gli avvallamenti, dove l'aria fredda scivola e ristagna.

Quanta luce vuole la Strelitzia Augusta

Pieno sole o mezz'ombra. Su questo è tollerante, e in Puglia il sole pieno non la spaventa, purché abbia acqua a sufficienza nella fase di crescita. In vaso, o nelle esposizioni più torride e riflettenti, una mezz'ombra pomeridiana la ripaga con foglie più integre.

Il vero vincolo è un altro, ed è quello che i clienti sottovalutano di più: il vento. Va scelta una posizione riparata, sempre.

Perché le foglie si lacerano (e perché non è un danno)

Ogni anno qualcuno ci manda una foto preoccupato: le foglie si sono sfrangiate, sembrano piume. Non è una malattia, non è un parassita, non è un vostro errore. È un adattamento.

Il lembo fogliare si fende lungo le nervature, che corrono parallele e non si ramificano. Una foglia intera di due metri farebbe vela e il picciolo si spezzerebbe; una foglia fessurata lascia passare il vento e regge. La pianta, in pratica, si strappa da sola per non rompersi.

Ha però un costo: una foglia lacerata lavora meno, e una pianta esposta al vento costante cresce più lentamente. Non c'è niente da curare, ma c'è un ottimo motivo per collocarla al riparo.

Sul mare, una precisazione utile: la salsedine non è il problema. Viene dalle dune costiere e tollera bene l'aerosol marino. Sul fronte mare il fattore limitante è la forza meccanica del vento, non il sale.

Quando e quanto annaffiare

Qui la distinzione decisiva è tra pianta giovane e pianta affrancata, cioè ormai radicata e autonoma.

In primavera ed estate, in piena crescita, vuole acqua regolare e abbondante: il substrato deve restare fresco, mai zuppo. Con le nostre estati, e con foglie di quelle dimensioni che traspirano moltissimo, in vaso può servire intervenire ogni giorno. Non è un'esagerazione: la Puglia ha la richiesta evaporativa estiva più alta d'Italia, intorno ai 6-7 millimetri d'acqua al giorno a luglio.

Su questo punto sentirete anche il consiglio opposto, cioè di ridurre l'acqua proprio nei mesi più caldi. Non seguitelo: è il periodo di massima attività della pianta, ed è quando l'acqua le serve di più.

In autunno riducete gradualmente. Da fine novembre in poi lasciate asciugare bene tra un'irrigazione e l'altra: d'inverno l'eccesso d'acqua è molto più pericoloso della sete.

Una volta affrancata, in piena terra, diventa notevolmente resistente alla siccità e chiede pochissimo. È uno dei motivi per cui la amiamo nei giardini a bassa manutenzione.

Due segnali da leggere: le foglie che si arrotolano verso l'interno indicano stress idrico. Attenzione però, perché l'eccesso d'acqua produce sintomi quasi identici, avendo danneggiato le radici. Prima di aggiungere acqua, controllate sempre il terreno con un dito.

Quando concimare

Un concime liquido bilanciato ogni due-quattro settimane, da inizio primavera a fine estate. È una pianta ingorda ma non capricciosa, e questo le basta.

D'inverno si sospende. Anche qui troverete indicazioni opposte, che spostano la concimazione ai mesi freddi: valgono per la coltivazione forzata in serra riscaldata, non per un giardino del Sud Italia, dove la pianta in inverno rallenta e non ha nulla da fare con quel nutrimento.

Diffidate poi di chi vi indica un rapporto NPK preciso per questa specie: non esiste un dato consolidato, e "bilanciato" è esattamente ciò che serve.

Il calcare della Murgia

Domanda che ci fanno spesso, visti i nostri terreni: soffre il calcare? In generale no, è indifferente al pH e convive bene anche con suoli alcalini. L'unica cosa che conta davvero è il drenaggio, che nei terreni calcarei murgiani di solito è ottimo.

Se doveste vedere un ingiallimento tra le nervature che parte dalle foglie più giovani, è carenza di ferro. In terreno calcareo si corregge con un chelato di ferro EDDHA, l'unico che resta stabile a pH alto: gli altri si degradano prima di fare effetto.

Il rinvaso

Per le piante in vaso, il rinvaso va fatto ogni due anni circa, in primavera, spostandole in un contenitore solo di poco più grande del precedente.

Il punto che sorprende è proprio questo: non abbondate con le dimensioni. Una Strelitzia Augusta leggermente stretta nel vaso fiorisce più volentieri di una troppo comoda. Il substrato ideale è ricco ma molto drenante, con una parte di materiale inerte.

Sugli esemplari grandi e maturi il rinvaso diventa scomodo e poco utile: meglio limitarsi a sostituire ogni primavera i primi cinque centimetri di terriccio con substrato fresco. Costa poco e rinnova la parte più sfruttata.

Quando fiorisce

Serve pazienza, e preferiamo dirvelo prima: un esemplare comincia a fiorire intorno ai cinque-sei anni di età, e in vaso in appartamento può non farlo mai.

La strelitzia gigante, quando è a suo agio, può fiorire in più momenti dell'anno, con il picco tra primavera ed estate. Ogni singolo fiore dura circa tre giorni, ma si aprono in successione dalla stessa brattea, così l'effetto dura settimane.

Il fiore vale l'attesa: ricorda la testa di un uccello, con la cresta bianca e il becco scuro. Non a caso il nome comune di famiglia è uccello del paradiso.

Come potare

Buone notizie: la Strelitzia Augusta non si pota. Non ha bisogno di potatura di formazione né di interventi strutturali.

Ci si limita alla pulizia: si tagliano alla base, con una lama pulita e affilata, le foglie secche o rovinate, e si rimuove per intero lo stelo del fiore quando è sfiorito, così la pianta investe nella nuova vegetazione. Le foglie lacerate dal vento, se sane, vanno lasciate dove sono.

Parassiti e problemi

La Strelitzia Augusta è una pianta robusta e i nemici veri sono pochi, tutti riconoscibili:

  • Cocciniglie, sia a scudetto sia cotonose. Si annidano nei punti riparati, alla base dei piccioli, e producono melata appiccicosa che poi annerisce di fumaggine. Sulle piante in vaso, se l'attacco è agli inizi, bastano la rimozione meccanica con un batuffolo insaponato e un risciacquo abbondante. Per gli interventi con olio bianco la finestra giusta è inizio primavera o autunno, sempre all'alba o al tramonto e mai nelle ore calde, per non ustionare le foglie.
  • Ragnetto rosso. Si nota prima la ragnatela sottile sulla pagina inferiore che l'animale. Esplode con caldo secco, sopra i 30 °C con aria asciutta: esattamente la nostra estate. Le nebulizzazioni fogliari, alzando l'umidità, sono la prevenzione migliore.
  • Marciumi di radici e colletto. Sono il problema più serio, e meritano un discorso a parte.

Un avvertimento sulla lotta biologica, perché è un errore che vediamo fare spesso: il predatore del ragnetto rosso smette di lavorare sopra i 30 °C e con aria secca, cioè proprio quando il ragnetto prospera. Se volete usarlo, va introdotto presto, in primavera, non ad agosto a infestazione esplosa.

I marciumi: il vero nemico

Vale la pena insistere, perché è qui che si perdono le piante. In un vivaio siciliano, nel 2015, un marciume basale ha colpito circa il 20% di ventimila piante in vaso: quattromila esemplari. E in Italia, dagli anni Settanta a oggi, sono stati identificati almeno sei funghi diversi capaci di attaccare radici e colletto di questa pianta.

Il punto pratico è la diagnosi. Macchie scure e disseccamenti sulle foglie possono essere il sintomo di un problema che sta nel terreno, non sulla foglia. Chi tratta la foglia perde tempo mentre il colletto marcisce.

La prevenzione è tutta nel substrato e nell'acqua: terriccio che drena davvero, niente sottovasi pieni, niente ristagni, niente pacciame appoggiato al fusto. Se estraete la pianta dal vaso e trovate radici molli e scure, siete già in ritardo.

Curiosità e usi

Il nome del genere è un omaggio a Carlotta di Mecklenburg-Strelitz, moglie di Giorgio III e regina consorte di Gran Bretagna nel Settecento — non regina di Mecklenburg, come si legge spesso: quello era il casato da cui proveniva.

Nei luoghi d'origine la pianta ha un uso concreto e poco noto: i piccioli delle foglie, essiccati, si intrecciano per farne corde, impiegate storicamente per costruire capanne e recinti da pesca.

Il fiore, poi, è una piccola macchina di precisione: è impollinato da uccelli nettarivori che si posano sulla struttura centrale, e il peso dell'uccello apre il fiore liberando il polline. I semi, riconoscibili per il vistoso arillo arancione, vengono poi dispersi da uccelli e scimmie.

Non è una pianta commestibile

Su questo vogliamo essere chiarissimi, perché in rete si legge di tutto. Consideratela non commestibile. Frutti e semi possono causare disturbi gastrointestinali — crampi, nausea, vomito — nelle persone, ed è classificata come tossica anche per cani, gatti e cavalli. Il contatto può provocare irritazione della pelle nei soggetti sensibili.

Esistono segnalazioni etnobotaniche sudafricane sul consumo dei semi acerbi, ma sono isolate, contraddette da fonti sanitarie e non trasferibili a un uso domestico. Se avete bambini o animali, tenetela semplicemente fuori portata.

Dove metterla in giardino

La Strelitzia Augusta è una pianta da esemplare isolato: merita di essere vista da sola, con spazio intorno e magari un muro chiaro alle spalle che ne stacchi la silhouette. In gruppo di tre o più diventa una quinta verde efficacissima, e su terrazzi ampi il grande vaso funziona benissimo, con il vantaggio di poterla spostare in inverno.

Sulle dimensioni, mettete in conto che è una pianta importante: può superare gli 8 metri di altezza, anche se ci mette dai dieci ai vent'anni, e allarga la chioma per diversi metri. Prevedete almeno due metri tra un esemplare e l'altro, e non appoggiatela a muri, vialetti o pavimentazioni: con gli anni il cespo si allarga e spinge contro ciò che trova.

In un giardino mediterraneo si accompagna bene ad agrumi, piante grasse di taglia e specie a fogliame architettonico, dove il contrasto tra le sue foglie ampie e le forme più rigide funziona sempre.

Una volta affrancata, la manutenzione è davvero minima: acqua sporadica, un po' di concime in primavera, la pulizia delle foglie vecchie. Nient'altro.

Domande frequenti

La Strelitzia Augusta e la Strelitzia nicolai sono la stessa pianta? Botanicamente no, ma nel commercio sì: la pianta venduta come "augusta" è quasi sempre una nicolai. Si distinguono solo in fioritura, dai petali blu della nicolai contro i fiori tutti bianchi dell'altra.

Resiste al gelo in Puglia? Sulla costa barese, dove i giorni di gelo sono pochi, sì, in posizione riparata. Sulla Murgia, con quasi trenta giorni di gelo l'anno, va coltivata in vaso con ricovero invernale oppure protetta ogni anno.

Perché le foglie si spaccano? È normale e voluto: la foglia si fende lungo le nervature per non fare vela al vento. Non è una malattia. Se volete foglie più integre, spostatela in posizione più riparata.

Quanta acqua vuole d'estate? Molta, da aprile a settembre, mantenendo il terreno fresco senza ristagni; in vaso e con il caldo forte anche ogni giorno. È un errore ridurre le annaffiature nei mesi più caldi.

Ogni quanto si rinvasa? Circa ogni due anni, in primavera, in un vaso di poco più grande. Sugli esemplari grandi conviene sostituire solo i primi cinque centimetri di terriccio.

Dopo quanto tempo fiorisce? Di solito intorno ai cinque-sei anni di età. In vaso in appartamento la fioritura è un evento raro; in piena terra e in buone condizioni è regolare.

È pericolosa per cani e gatti? Sì, è considerata tossica per gli animali domestici, in particolare frutti e semi. Tenetela fuori dalla loro portata.

Veniteci a trovare

La Strelitzia Augusta è una di quelle piante che vanno viste dal vivo: la differenza tra un esemplare giovane e uno già strutturato è enorme, e cambia completamente il risultato in giardino.

Nei nostri 120.000 metri quadrati a Ruvo di Puglia coltiviamo direttamente, e questo ci permette di dirvi con onestà quale misura ha senso per il vostro spazio, se la vostra posizione regge l'inverno o se conviene tenerla in vaso. Sono valutazioni che si fanno meglio guardando insieme il posto dove andrà a finire.

Venite a trovarci, oppure scriveteci: che si tratti di piante da giardino o da interno, noi di Vivai Cantatore siamo qui per accompagnarvi dalla scelta della pianta fino alla messa a dimora.

Vivai Cantatore
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram